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Un
paese, una mostra... la loro storia
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Premesso che...
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"Artigianato Vivo a Cison potrebbe essere solo una manifestazione come tante, un interessante evento ricordato sulle cronache locali di mezza estate e pubblicizzato da manifesti che scivolano veloci dal finestrino della macchina. Se non fosse per quelli del Mazarol…" (Arcivideo 23); così una delle tante possibili letture, di parte, di questa vicenda, che dura appunto ormai da vent’anni. Non è andata proprio così, ma quasi; di vero c’è che la riflessione e la voluta rivisitazione, il racconto di questa storia, della storia di "Artigianato Vivo" si deve alla testarda incoscienza (perché è pur sempre impresa editoriale) proprio dei "ragazzi" del Mazarol, perché… sono affari loro, una sorta di autoanalisi di gruppo, vent’anni delle loro vite: sono tanti, Dio buono! E non si parli di autocelebrazione, è solo voglia di capire la strada fatta.
Parlano le immagini, parlano le testimonianze, le ripetute riflessioni,
gli annuali rilievi e annotazioni dei media, parlate soprattutto voi,
che praticate questa mostra e che avete voluto sfogliare e leggere
questo album, non dei ricordi, perché siamo ancora qui, "presenti
e vivi" e avete contribuito, acquistandolo, a tenere in piedi
la baracca.
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La storia, il racconto
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Partiamo
dal passato prossimo dando un po’ di numeri: gli oltre 120 spazi espositivi,
di artigiani ed artisti e i cinquanta eventi "culturali"
nel corso della "Rassegna" sono numeri abituali già
da quattro anni. In questa "abbondante" offerta, ogni artista,
ogni visitatore, è costretto a crearsi una proprio percorso,
anche mentale; visitare, ma soprattutto partecipare ad "Artigianato
Vivo" diventa, quindi, una vera e propria esperienza di vita.
Per gli artigiani, non c’è solo l’occasione di farsi conoscere
ad un pubblico vasto, Ma questo è solo uno degli aspetti che fanno di "Artigianato Vivo" un appuntamento unico nel panorama delle manifestazioni della Marca Trevigiana. La Rassegna di Cison, scampa al pericolo, ravvisato dal poeta Luciano Cecchinel nella sua presentazione del 1996, di assumere "un aspetto folcloristico, un improprio sapore di Sagra". Ne scampa perché 20 anni di storia ne hanno consolidato la struttura e soprattutto l’aspetto. Parafrasando l’antropologa Daniela Perco nella sua presentazione del ’98, si potrebbe dire che "Artigianato Vivo" evidenzia un patrimonio stratificato di saperi tecnici che rimandano ad una cultura, che ha visto all’opera "generazioni" di organizzatori. Non sembri esagerato: in vent’anni sono tantissime le persone che con un’idea, uno spunto, un suggerimento, una presenza, hanno contribuito a fare di "Artigianato Vivo" quello che è oggi… Come si sia arrivati ad una tale architettura è storia di vent’anni: sarà qui impossibile attribuire ad ogni tassello una paternità, a Cison sono passati talmente tanti espositori e talmente tante sono state le idee individuali, rivelatisi costruttive per l’intera comunità, che da una tale succosa e gustosa macedonia pare ardua l’identificazione dei frutti originari. Qualcosa si può fare, ed è mostrare, come presentavano l’iniziativa gli organizzatori, le motivazioni che li hanno spinti ad organizzare ogni anno un rinnovato "Carosello", raccontare il loro modo di sentire la mostra, le loro difficoltà, le aspirazioni ed i sogni. Ci rimangono, infatti, come testimonianza e spesso manifesto politico-culturale, i depliants, a partire dal 1984.
Ma prima di cominciare questo viaggio, ci conviene capire cos’era e come si festeggiava il Ferragosto a Cison, perché quella era la stagione in cui il paese si ritrovava a celebrare la sua sagra, complice la dedicazione della parrocchiale alla S. Maria Assunta. Ma l’evento religioso era già diventato solo un pretesto e si era "paganizzato" da tempo, come in tutte le piccole e beate comunità di ogni paese di questa vecchia Europa. |
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