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IL PROGETTO- LE FONTI
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La proposta di un lavoro di ricerca su un feudo della Repubblica Veneta in
età moderna, mi sembrò inizialmente un po’ insolita. Innanzitutto
perché feudi e castelli sono elementi che tradizionalmente associamo al
mondo medievale e, in secondo luogo, parlare di feudi in uno Stato che
aveva fondato la sua fortuna sul mare e sul commercio mi pareva fuori
luogo
o, perlomeno, scarsamente significativo. Comunque il progetto partì. Dopo
un lavoro propedeutico di ricognizione delle varie tipologie feudali
venete, l’attenzione si concentrò su un feudo dell’alto trevigiano,
conferito da Venezia nel 1436 a Brandolino Brandolini da Bagnacavallo
ed Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, come ricompensa per i servigi
militari resi alla Serenissima. Si trattava della Contea di Valmareno e
della Gastaldia di Solighetto che, dopo alterne vicende, diventarono feudo
dei Conti Brandolini, in quanto il Gattamelata cedette la sua parte al
Brandolino. L’interesse per lo studio di
questo feudo fu rafforzato dalla presenza, presso l’Archivio di Stato di
Treviso, di un consistente fondo archivistico, che lo riguardava,
materiale che avrebbe certamente facilitato l’indagine e la
ricostruzione della realtà socio-politica feudale. I documenti erano
raccolti in buste polverose, talvolta rovinate ed illeggibili, e
apparivano piuttosto eterogenei. La parte più consistente era costituita da materiale giudiziario e ciò
orientò in modo specifico la ricerca verso i problemi riguardanti
l’amministrazione della giustizia. Piano piano, grazie anche al
materiale presente presso l’Archivio privato Brandolini e l’Archivio
di Stato di Venezia, si poté stabilire la consistenza geografica del
feudo, i paesi che vi erano compresi e la struttura politica ed
amministrativa. Si trattava di dodici comunità o “regole”, per un’area di circa 95
kmq, con 8500 abitanti (nel 1740), che andava dai laghi di Revine fino
a Combai e poi scendeva lungo il fiume Soligo fino all’attuale Pieve di
Soligo. Cison, con il suo castello, era il centro politico. Qui risiedevano i Conti, qui c’era la pubblica Loggia dove il Podestà e la sua Corte sbrigavano gli affari amministrativi, politici, giudiziari. |