IL PROGETTO E LE FONTI

 

L’abbazia di Follina è stata la prima e più importante fondazione cistercense nel Veneto, ma nonostante questo primato, essa è rimasta per molto tempo priva di ricerche adeguate, soprattutto per quel che riguarda la plastica del chiostro.

Lo studio proposto non è evidentemente senza limiti, né dissipa ogni oscurità di questa mirabile opera d’arte, anche perché i documenti a tale riguardo non sono completi a motivo degli smarrimenti avvenuti lungo i secoli, e quelli esistenti non ci aiutano a comprendere le diverse questioni di ordine artistico ed architettonico di quest’abbazia.

Ciò nonostante il lavoro di archivio svolto sui manoscritti conservati nell’Archivio Storico della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Venezia, nell’Archivio di Stato di Venezia, nell’Archivio di Stato di Treviso, nella Biblioteca Comunale di Treviso, nell’Archivio Parrocchiale Abbazia di Follina e nell’Archivio diocesano di Vittorio Veneto (come si dà conto nella nota archivistica e bibliografia) sono stati il punto di partenza per la successiva analisi scultorea.

Lo studio che segue ha come oggetto primario le forme, la plastica e gli stili del chiostro cistercense, caratterizzata da una pura semplicità di linee e forme, che delineano motivi quasi esclusivamente vegetali e geometrici, in quanto le eccessive fantasie figurative avrebbero distolto i monaci dalla loro contemplazione.

Secondo l’ideologia dell’abate cistercense S. Bernardo, infatti, tutto doveva essere scarno ed essenziale, ogni elemento superfluo doveva essere eliminato al fine di ridurre la forma alla sua espressione più pura e quindi più vicina alla perfezione divina.

L’omogenea varietà che caratterizza gli elementi scolpiti presenti nel chiostro follinese sembra essere parte di un preciso programma figurativo curato e realizzato dagli stessi scalpellini, nei quali si incontrano elementi di matrice cistercense influenzati in questo caso dalla cultura veneziana.

Si può inoltre notare un’alternanza ritmica quasi perfetta determinata dalla successione di sostegni dalla diversa tipologia, che si snodano simmetricamente attorno alle colonne centrali costituenti l’asse.

La fantasia espressiva che porta alla realizzazione di forme differenti ma comunque accomunate dallo stesso filo conduttore, ci consente di fare una distinzione tipologica di colonne, basi e capitelli.

Lo studio di ordine artistico svolto sulla plastica del chiostro di Follina ha subito comportato, per la stretta affinità stilistica, il confronto con il chiostro dell’abbazia di S. Bona presente a Vidor, mai effettuato prima d’ora.

L’analisi si è basata essenzialmente su un’attenta osservazione e indagine delle forme plastiche che caratterizzano i due chiostri e sul loro confronto con altri, prevalentemente cistercensi, come Chiaravalle milanese, Chiaravalle della Colomba, Chiaravalle di Fiastra, tanto per citarne alcuni; procedendo attraverso un’esplorazione analitica di ogni minimo segno, sporgenza o curva che potesse aprire il segreto di quel progetto armonico e perfetto che il chiostro di S. Maria di Follina racchiude in sè.

Un patrimonio unico, di arte e storia, fatto di pietre, luci, forme, di sentimenti, di fede, un patrimonio da consegnare integro al millennio che viene, un’eredità preziosa che ci appartiene.